dalla 56/1989 alla 4/2013: uno sguardo sul quadro normativo italiano
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2017
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Abstract
L'articolo esplora gli aspetti regolamentari della legge che ha istituito in Italia la professione di psicologo (la legge 56/89) in una prospettiva inedita, volta a mostrare che la legge conteneva già i germi della dissoluzione del contenitore autorizzatorio classico, in favore di un approccio accreditatario fondato sul riconoscimento di percorsi. La legge è stata applicata, invece, in modo da misconoscere, in gran parte, questo aspetto. Gli Ordini degli Psicologi hanno irrigidito il contenitore, inizialmente favorendo contenziosi con i colleghi che chiedevano il riconoscimento attraverso le norme transitorie – contenziosi che, fra l'altro, sono andati tutti persi – in seguito con il perseguimento del ciclo unico e, soprattutto, con l'opzione di medicalizzare la professione attraverso lo scontro con le professioni limitrofe, nate in gran parte anche a causa di questa incapacità di presidiare i diversi segmenti non sanitari. L'articolo mostra come, contrariamente a quanto si tende a credere, la legge 56/89 e la legge 4/2013 (del regime associazionista) hanno molte affinità e, per gli psicologi, andare nella direzione di favorire elenchi e segmenti differenziati di professionisti, utilizzando gli strumenti che l'approccio accreditatario mette a disposizione, potrebbe essere un modo per intraprendere una politica professionale più capace di aggredire la concorrenza, meno fondata sulla conflittualità e sull'utilizzo (peraltro improprio) del Codice Penale, e più fondata sulla capacità di co-costruzione di un contenitore ampio e diversificato di professioni dell'area psicologica.
| Reference Key |
barracco2017m@gm@dalla
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|---|---|
| Authors | ;Anna Barracco |
| Journal | Gene |
| Year | 2017 |
| DOI |
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| URL | |
| Keywords |
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